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Schweizerischer Altphilologenverband
Association Suisse des Philologues Classiques
Associazione Svizzera dei Filologi Classici |
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Bulletin 74/2009Inhalt
Dieses Bulletin können Sie auch in der PDF-Fassung herunterladen (zum Betrachten brauchen Sie den Adobe Reader). Lector benevoleLector benevole Das Herbstbulletin vertritt in gewissem Sinn die Stelle eines Erntedankfestes. Denn Jahr für Jahr wird in dieser Ausgabe die Jahresversammlung angekündigt, bei der immer Rückschau über das vergangene Vereinsjahr gehalten wird. Dieses Jahr findet sie in Winterthur statt, was zur Hoffnung berechtigt, dass sich viele Kolleginnen und Kollegen an diesem zentral gelegenen Ort treffen, von wo aus man am gleichen Abend noch ohne Schwierigkeiten die Penates erreichen kann. Ausserdem bekommt die Jahresversammlung auch dadurch besonderes Gewicht, dass eine erfreuliche Erneuerung des Vorstandes des SAV vorgenommen werden kann. Die aus dem Vorstand austretenden Mitglieder - es sind Agnes Kriebel, Flavia Löpfe und Alois Kurmann - gehen nicht aus Amtsmüdigkeit oder Frustration, sondern weil sie anderswo neue Aufgaben übernommen haben oder ins verdiente Otium eintreten können, und vor allem, weil erfreulicherweise junge Vereinsmitglieder ante portas stehen, die mit Freude und Elan in die Arbeit einsteigen. Da auch ich unter den Abtretenden bin, sei mir zum Abschied ein persönliches Wort zugestanden. Mit der Nummer 59 vom April 2002 durfte ich nach dem Tod von Theo Knecht die Redaktionsarbeit übernehmen, nachdem ich vorher seit 1987 als Nachfolger von Schwester Zoe Maria Isenring von Ingenbohl schon im Vorstand mitgearbeitet hatte. Wir konnten das Bulletin in zwei Punkten ausbauen: Jede Nummer enthält einen Leitartikel, abwechselnd in einer der drei Landessprachen; gerade der in diesem Bulletin erscheinende Artikel zur Alchemie zeigt, wie vielfältig in der Schweiz von Gymnasiallehrpersonen gearbeitet wird. Die Rezensionen wurden zahlreicher, weil sich mehrere Kolleginnen und Kollegen als treue und für unsere Bedürfnisse hervorragend geeignete Mitarbeitende gewinnen liessen. Einen Wunsch möchte ich noch aussprechen: Alle Bulletins sind jetzt elektronisch zur Verfügung gestellt; nur die Nummern 1, 2 und 4 konnten bis jetzt nicht aufgefunden werden. Wenn jemand bei einem Blick in seine Reihe alter Bulletins noch eine dieser Nummern fände, wäre das ein schöner Beitrag! Ich danke von Herzen unserem Webmaster, Lucius Hartmann, mit dem die Zusammenarbeit ohne jede Einschränkung ideal war, und ebenso allen Mitarbeitenden, die viel dazu beigetragen haben, dass ich die 16 Bulletins mit grosser Freude realisieren konnte. Successori labor eodem modo gaudio sit ex corde opto!
Alois Kurmann
Thematischer ArtikelI fenomeni: la percezione delle cose oscureIl contributo che segue prende lo spunto da un progetto interdisciplinare di cultura scientifica ideato e presentato al Liceo Cantonale di Bellinzona nel corso dell'anno scolastico 2008/2009 da un gruppo di docenti di Greco e Latino e docenti di Chimica1. Il terreno comune è costituito dall'alchimia, disciplina bandita dall'indagine scolastica e accademica fin dalle sue origini. Se alle università del '200 era il suo lato troppo pratico ed esperienziale a renderla in-disciplinabile, oggi è piuttosto il suo aspetto mistico a turbare, finito com'è appannaggio di squallidi pseudo esoterismi. In realtà è proprio il sapere duplice dell'alchimista - sapere di un intellettuale che si sporca le mani - a rendere l'alchimia, al di là di ogni pregiudizio, predestinata all'indagine congiunta di scienze umanistiche e scienze esatte. A una breve introduzione generale fa dunque seguito la presentazione di due vette della storia dell'alchimia dotta che ottimamente si prestano a questo tipo di studio. IntroduzioneL'alchimia compare in Occidente nel XII secolo, età di metamorfosi culturale legata in larga parte al recupero (soprattutto attraverso Spagna, Meridione di Francia e Italia, Sicilia, con l'ingrandirsi dell'ecumene musulmana) dei testi greci che erano stati tradotti in arabo nel corso della vasta opera di salvataggio della grecità avvenuta nei territori arabizzati tra VII e X sec. d.C.2 Ad essere finalmente ritradotti dall'arabo (e poi anche dal greco direttamente) in latino sono quei grandi testi dimenticati o sconosciuti che andranno a comporre il sistema filosofico-scientifico delle discipline scolastiche in tutta Europa. Il mancante di Aristotele, le opere di astronomia, i trattati medici del Corpus Hippocraticum, Galeno, Avicenna3... Inclassificabili tra i saperi legati alle arti liberali, le opere degli alchimisti che affiorano numerosissime si distinguono da subito come eccentriche perché uniscono in maniera del tutto inedita l'aspetto pratico all'aspetto intellettuale-spirituale.4 In effetti, l'alchimia emersa dalla traduzione dei testi è un prodotto ibrido greco-arabo decisamente nuovo agli occhi del mondo latino. Se da una faccia presenta un'elaborazione pratico-operativa recente che l'ha resa alchimia a pieno titolo (arabo al-kimiyâ), contributo specifico della cultura araba, per l'altra faccia è ancora profondamente greca (greco chymeía), giacché mantiene più o meno intatta (attraversato un millennio, civiltà, religioni, traduzioni dal greco in siriaco in arabo in latino) anche la peculiare componente mistico-filosofica d'origine ellenistica. Nelle parole stesse di questa visione spirituale (detta ermetica perché ritenuta ispirata direttamente dal dio Hermes) se "l'uomo terrestre è un dio mortale" e "il dio celeste è un uomo immortale", il divino è rintracciabile in "tutte le cose che sono", ma è conoscibile attraverso due canali privilegiati: "il cosmo e l'uomo"5. L'uomo ne esce come destinato ad assumere un ruolo attivo nei confronti di tutto ciò che lo circonda (macrocosmo e microcosmo simbolicamente corrispondenti) per svelarne (attraverso l'indagine) la parte perfetta, nesso con il divino. Risiede qui, in sostanza, l'invito presente nello sfondo mistico ermetico al lato tecnico-pratico perfezionante che pure caratterizza in maniera inconfondibile l'alchimia. Si comprende in tal modo che l'alchimista, uomo che più di tutti gli altri ambisce al perfezionamento universale, risulti l'artefice della realizzazione divina nel cosmo. Ma per l'appunto, la pretesa verità rivelata di Hermes Trismegisto (il greco Hermes assimilato al grande Thoth egizio in un sincretismo già ovvio per Erodoto 2.139), si fonda in realtà su una serie di pseudoepigrafi ellenistiche d'autori diversi. Le principali sono diciassette trattati, in greco, riuniti tradizionalmente sotto il nome di Corpus Hermeticum (ca. II-III sec. d.C.) e la versione latina di un originale greco andato perduto, il dialogo Asclepius.6 Specchio fedele della cultura eterogenea da cui scaturiscono (l'Egitto ellenistico: egizio ebraico greco), vi si ravvisano per l'ambito greco - nei limiti in cui riusciamo ad averne chiara nozione - elementi riconducibili all'ambito orfico-pitagorico e platonico: tratti che in quell'epoca si ripresentano nei nuovi indirizzi presi (nel comune magma culturale esposto agli influssi dell'Oriente)7 da Pitagorismo, Platonismo, Stoicismo, coevi anche al primo Cristianesimo. I Padri della Chiesa8, per parte loro, ci rappresentano Hermes Trismégistos come una sorta di "pagano profeta di Cristo", vissuto all'epoca di Mosé, e considerano i suoi Hermetica una prisca sapienza cui attingere senza troppa cautela. Sarà questa un'interpretazione che attraversa tutto il Medioevo, ulteriormente rafforzata durante il Rinascimento. Solo nel 1614 Isaac Casaubon (De rebus sacris et ecclesiasticis exercitationes XVI, Esec. I, 10, 70 sgg.) dimostrerà con grande acume filologico il legame indissolubile che lega Corpus Hermeticum e Asclepius ai primi secoli dell'era cristiana, ossia all'ellenismo tardo, e l'impossibilità che risalgano a un'epoca più antica. Definitivamente. Alchimia e medicina nel Basso MedioevoLa prima grande fioritura dell'alchimia in Occidente avviene durante il Basso Medioevo (XIII-XV sec. d.C.), periodo durante il quale (Nota Bene) si può dire che la pratica non conosca vere censure diffamatorie.9 In questa prima fase, il suo sapere è definibile quale trasformazione perfezionante della realtà naturale ottenibile lavorando i metalli10. Se ne coglie l'onnipresente componente spirituale pensando che l'alchimista (in qualità appunto di cocreatore), con puntuali interventi tecnici, accelera artificialmente il processo naturale di perfezionamento della materia. La indirizza, in altre parole, verso una 'maturazione' cui sarebbe comunque destinata, giacché si tratta di un'operazione che la Natura è (sarebbe) perfettamente in grado di realizzare da sola, ma seguendo una sua diversa tempistica. Oggetti privilegiati delle operazioni alchemiche sono i metalli vili (in particolare piombo, stagno, rame, ferro) che, grazie ad artificiali interventi perfezionanti, subiscono effettive trasformazioni in 'argento' (o meglio in leghe in similargento) e 'oro' (o meglio in leghe in similoro). Essendo l'alchimia la faccia pratica dell'ermetismo, l'alchimista nel suo laboratorio deve anzitutto "togliere il velo" alla materia riunita nel crogiolo e saper ritrovare il divino "Hermes" nei metalli che sta maneggiando. Cerca in primo luogo "il Mercurio", principio unico della realtà naturale, non solo del regno minerale, ma anche di tutta la materia del regno animale e vegetale. Ritiene di averlo trovato, tale "Mercurio filosofico", quando il metallo assume lo stato liquido o aeriforme. Come tante in alchimia, si tratta di una visione solo apparentemente bizzarra. Alla base sta l'osservazione empirica che il mercurio si presenta sotto forma di liquido, ma può esalare vapori a temperatura ambiente. E soprattutto, si combina in maniera selettiva (intelligente) con i minerali. Il mercurio è infatti in grado di avvolgerli trattenendone la componente metallica nel suo grembo in una lega liquida oppure solida (il greco-arabo amálgama) che per distillazione potrà restituire il metallo purificato. Caratteristica è la produzione, attraverso una sequenza ben precisa di operazioni alchemiche (la "Grande Opera", la cui validità è resa manifesta da specifiche colorazioni assunte man mano dalla materia11), di tutta una serie di 'farmaci' perfezionanti. È celebre la "pietra filosofale" (lapis philosophorum). Il termine può indicare una polvere (elixir) o una tintura che, "proiettata" sulla materia, ne innesca e accompagna il perfezionamento. Perfezionamento, purificazione, maturazione, guarigione, salvezza: va da sé che il passaggio dal regno minerale al regno animale e vegetale comporta un passo davvero piccolo. Ecco che sempre più l'alchimia si volge per traslazione alla salute del corpo e (senza distinzioni) della mente, e la "pietra" (che può apparire addirittura in grado di prolungare la vita) finisce per costituire una potente panacea. In questo periodo storico l'alchimia si impone insomma come un sapere specialistico di carattere eminentemente pratico-operativo che però non cessa di interloquire con il suo sostrato teorico, filosofico-scientifico in senso largo. Studi recenti hanno indagato a fondo soprattutto la sua intima connessione con la medicina coeva.12 Con essa l'alchimia condivide l'aspetto bifronte, tecnico e filosofico, e presenta una serie di importanti affinità di ordine epistemologico. Sono studi densi di conseguenze, perché sanno spiegare gli scambi, le contaminazioni, le sovrapposizioni avvenute tra i due saperi. In particolare, sono in grado di far apparire la convergenza di alchimia e medicina nella iatrochimica di Paracelso come uno sbocco del tutto naturale. Ben prima di Paracelso non solo medici e alchimisti possono collaborare. Spesso sono alchimisti-medici o medici-alchimisti. E i loro ricettari sono spesso degni del riguardo del chimico moderno. Alchimia alla fine del '500: Michael Maier alla corte di Rodolfo IIAltro quadro ricaviamo da un secondo periodo di splendore dell'alchimia occidentale sul finire del '500, quando il rinvigorirsi dello sfondo ermetico raggiunge il suo culmine. È quanto avviene a partire dal tardo Quattrocento a seguito della diffusione manoscritta del Corpus Hermeticum13. Fu il cardinal Bessarione (dopo la caduta di Costantinopoli in mano turca) a portare il Corpus in salvo a Venezia, insieme agli altri preziosissimi libri della sua personale collezione. Nella lettera al doge che accompagna questo suo dono inestimabile alla Repubblica di Venezia (sarà il nucleo fondante della Biblioteca Marciana), Bessarione14 descrive la sua febbrile attività per racimolare gli ultimi preziosi scampoli di cultura greca dispersi qua e là nel regno di Bisanzio. (Viene alla mente l'idea ottocentesca di "ellenismo" espressa dallo storico Droysen15: un "ellenismo" d'ampissimo respiro che procede fino alla conquista di Costantinopoli, nel 1453.) Tra il 1463 e il 1464, Cosimo de' Medici, a Firenze, ne commissiona la prima traduzione a Marsilio Ficino. Tra il 1471 e la fine del Cinquecento se ne conteranno sedici edizioni. Fondamentale per il suo successo appare l'interpretazione che ne fa lo stesso Ficino, promotore esimio della conciliazione tra Pitagorismo, Neoplatonismo e pensiero Cristiano, giacché individua nella visione mistico-teologico-filosofica degli scritti che va traducendo, tanto (ovviamente!) affine alla sua, una vetustissima prova convalidante la sua tesi di fondo. Ricettacoli entusiasti dei prodotti di questo filone sono le corti cinquecentesche delle tre generazioni di Imperatori Asburgo a Vienna e a Praga: Ferdinando I, Massimiliano II, Rodolfo II e, in misura minore, quelle degli Asburgo spagnoli16. È a Praga, in particolare, la città del Tardo Umanesimo rinascimentale fuori d'Italia,17 che Rodolfo II (1552-1612) ha saputo veder realizzato, nell'epoca incerta che precede appena la Guerra dei Trent'anni, un centro di libertà intellettuale, colto e 'neoplatonicamente' aperto nei confronti della scienza delle religioni, e perciò proprio attento, senza discrimine, ai contribuiti degli eruditi Cattolici, Protestanti, Ebrei e Musulmani. Il nucleo della biblioteca praghese di Rodolfo era formato dai 2600 prestigiosi volumi ottenuti dagli eredi dell'ungherese Johannes Sambucus18, storiografo di corte a Vienna. Oculatamente ampliata, la sua collezione libraria ospiterà ben presto (significativamente) i testi cardine del misticismo cristiano e della tradizione astronomico-astrologica, medica e alchemica greco-araba: dal Liber sanctae crucis di Rabano Mauro19 al celeberrimo Codex gigas (del XIII sec., in cui Vecchio e Nuovo Testamento convivono con una collezione di scritti di medicina), dal Poimandres del Corpus Hermeticum e dall'Asclepius tradotti da Marsilio Ficino a testi di Ruggero Bacone e del contemporaneo Paracelso, da Albumasar (Abu Ma'shar) a Geber (Djabir Ibn Hayyan), principe degli alchimisti-filosofi arabi su fino al De Revolutionibus di Copernico.20 In uno Augusto (dominus mundi, Imperatore del Sacro Romano Impero) e Mecenate, Rodolfo attira a Praga dotti e eruditi da tutta Europa. Ad incrementare a dismisura la biblioteca sono in particolare astronomi-astrologi e medici-alchimisti (nella somma, più geni che ciarlatani) che nel contempo si adoperano a tenere vivi e attivi la "Torre Astronomica" e i laboratori alchemici ("Torre delle Polveri") del Castello. Tycho Brahe, Johannes Kepler, John Dee sono solo tre dei grandi a corte. Altrettanto significativa è tutta la produzione 'universalizzante' dei personaggi minori che vi ruota attorno: come il Zoroastro dello slovacco Johannes Jesenský (1593), compendio conciliatorio di filosofia universale; l'Amphitheatrum sapientiae aeternae di Heinrich Khunrath (1595), dal sottotitolo "compendio trino, cristiano cabalista, magico divino, chimico fisico"; il Basilica chymica di Oswald Croll (a Praga dal 1597), che sintetizza il sapere alchemico di Hermes Trismegisto, Geber, Raimondo Lullo, Ruggero Bacone e Paracelso21; il Symbola divina et humana (1601-1603) di Aegidius Sadeler, "incisore imperiale", che raccoglie gli emblemi legati a papi e monarchi e culmina nei sedici emblemi, tra cui l'Hermatena22, creati ad hoc per rappresentare degnamente i complessi valori di cui Rodolfo si fa portatore; o come il suntuoso orologio a globo dello svizzero Jost Bürgi (a Praga dal 1603) che concilia in uno, nello sfavillio d'oro dei simboli mitologici e astrologici, la contraddizione di due visioni cosmiche: il sistema tolemaico (la cosmologia geocentrica della Chiesa) e quello nuovo copernicano (la visione eliocentrica dell'Ermetismo). Si potrebbe ancora menzionare l'insieme della Kunstkammer, la più stupefacente collezione d'Europa: tutto quanto il mondo potesse offrire a Rodolfo di stravagante e intelligente tra naturalia, artificialia e scientifica23 per penetrare i segreti dell'esistenza. E degna di nota, nel fil rouge dell'interesse ermetico-alchemico a partire dalla corte viennese alla straordinaria corte rodolfina, è anche l'eccentrica produzione artistica del grande erudito e pittore Giuseppe Arcimboldo (1526-1593), a partire dalle due serie di celeberrimi dipinti de "Le quattro stagioni" (1563) e "I quattro elementi" (1566) dedicati a Massimiliano II nel 1569 (la cui rilevanza ermetica è assicurata dalla interpretazione coeva di Giovan Battista Fonteo24). È sempre Arcimboldo ideatore di particolari "trionfi" allegorici alchemici per celebrare25 (nelle grandi occasioni di visibilità) la potenza degli Asburgo. Ne abbiamo notizie precise grazie alla raccolta in volume di 148 disegni, conservata agli Uffizi di Firenze, da lui offerta in omaggio a Rodolfo nel 1585. Portati in trionfo furono ad esempio (tra tanti simboli di somma armonia macromicrocosmica), le sette arti liberali personificate (accompagnate ognuna dai due massimi rappresentanti greco-latini), dette provocatoriamente "figlie di Mercurio" e collegate alle fasi-colori della "Grande opera" alchemica; i continenti con la rispettiva produzione metallica, presentata da cortigiani-pianeti con le mani occupate dai metalli loro associati (ad es. Marte porta un pezzo di ferro);26 infine Rodolfo stesso come personificazione del Sole e portatore dell'Oro, astro lucente di una Praga che tutto trasforma. È infine degno di nota il ritratto dedicato da Arcimboldo al suo Imperatore dopo il rientro definitivo a Milano. Rodolfo vi è rapresentato come Vertumnus, l'antica divinità etrusca interpretata dai Romani (per associazione con vertere, cf. OLD s.v.) quale divinità della trasmutazione naturale. Messo in poesia dall'amico di Arcimboldo, Gregorio Comanini, il quadro viene neoplatonicamente ed ermeticamente interpretato dall'io narrante come cornucopia di ogni frutto di Natura che va svelata per cercarvi "l'anima" e insieme ricostruirne le trasformazioni fin dalla fase cosmogonica a partire dai quattro elementi e dalle quattro qualità loro correlate (fuoco caldo-secco, acqua freddo-umido, terra freddo-secco, aria caldo-umido).27
Vertumnus, olio su tavola, ca. 1590 Quale sintesi del clima dell'epoca non v'è però manifesto migliore della produzione di Michael Maier, luterano, "dottore in filosofia e medicina, alchimista"28, allievo di Paracelso. A Praga dal 1592, dapprima medico personale di Rodolfo, vanta anche una carriera al suo fianco da segretario privato, successivamente insignito dei titoli di Conte Palatino e Cavaliere dell'Impero. Se il suo Arcana arcanissima (pubblicato solo dopo la morte dell'imperatore nel 1614) rappresenta ancora un'allegoria alchemica univoca (un pellegrino parte verso l'Egitto alla ricerca della Fenice29 e perviene alla sua dimora grazie alle indicazioni di Thoth-Hermes-Mercurio in persona), il suo capolavoro, l'Atalanta fugiens, è una virtuosa allegoria sinfonica: cinquanta splendidi Emblemi30, ognuno corredato da un Motto, un Epigramma, una Fuga a tre voci (sulle parole dell'Epigramma), un Discorso esplicativo. Auribus ista tuis, oculisque Emblemata prostent, - puntualizza l'autore - / at ratio arcanas expetat inde notas: / sensibus haec obiecta tuli, intellectus ut illis / illicibus caperet, quae preciosa latent.31 Il titolo dell'opera32, rappresentato nel frontespizio, si ispira al mito di Atalanta (Ov. Met. 10.560-707). Ippomene (ossia lo Zolfo alchemico, principio maschile attivo) insegue Atalanta nella gara (il Mercurio alchemico, principio femminile passivo) e la trattiene presentadole in successione tre pomi d'oro del giardino delle Esperidi (lo Zolfo fissa il Mercurio in tre fasi, la fase al Nero, al Bianco, al Giallo)33. Si uniscono i due, ardenti di desiderio, nel tempio di Cibele (vengono esposti al fuoco vivo nel forno alchemico), da cui escono trasformati per punizione in una coppia di leoni dalla criniera fulva (la pietra filosofale, frutto finale dell'"Opera al Rosso"). Le quattro fasi principali della "Grande Opera" alchemica (nell'ordine: al Nero, al Bianco, al Giallo, al Rosso) soltanto riassunte nel frontespizio, vanno ricostruite nel dettaglio grazie al resto dell'opera: un puzzle difficilissimo perché le tessere sono rappresentate da cinquanta letture a cinque voci (motto, emblema, epigramma, fuga, discorso) che non solo si presentano in ordine sparso, ma parzialmente si sovrappongono, descrivono cioè lo stesso fenomeno da prospettive diverse (lettura chimica, aritmetica, musicale, geometrica, astronomica ...).34
Incisione di Mattheus Merian A pararsi davanti ai nostri occhi è una millenaria stratigrafia di "filosofia naturale" (Discorso XXI) filosofico-scientifica che utilizza il mito come linguaggio. Stupefacente è lo scrupolo filologico dell'autore nel presentare, sempre e comunque, una costruzione razionale di concordanza tra le fonti di riferimento. E le fonti sono numerosissime,35 la costruzione ipercomplessa. A più riprese si ribadisce l'importanza di riunire, come fa Aristotele, "esperienza e ragione" (Discorso XXI). È di sapore preplatonico l'importanza che l'alchimista in laboratorio deve attribuire ai sensi (ὄψις τῶν ἀδήλων τὰ φαινόμενα, Anassagora e Democrito, DK B21a). Anche nella speculazione numerica il richiamo all'osservazione materiale è sorprendente. L'Uno è il Mercurio liquido o volatile, il Due (che ancora si rifà all'androgino empedocleo e aristofanesco) è la sua unione con lo Zolfo riconoscibile dal fatto che il Mercurio nel crogiolo risulta 'fissato'. Meno 'visibili' il Tre fresco di stampo paracelsiano (Zolfo-anima, Mercurio-spirito, Sale-corpo), e il Quattro della tradizione accolta da Aristotele, legato a elementi, umori corporei e coppie di qualità. Ma tutti insieme si intrecciano e trasformano uno nell'altro armonicamente dentro la Tetractys della tradizione pitagorico-platonica (1+2+3+4) che infine "si trasforma nel primo dei numeri perfetti grazie a uno che è due [l'1 andro-gino], ritornando alla monade, in cui stanno pace e tranquillità eterna." Quale miglior esempio di illusorio richiamo all'esperienza, imbrigliato com'è nella tradizione?
Dr. phil. I Lucia Orelli Facchini
Liceo di Bellinzona 1 I docenti Benedino Gemelli e Lucia Orelli Facchini (Greco e Latino), Giuseppe Laffranchi e Griscia Pogliesi (Chimica). I risultati e tutti i materiali prodotti durante la fase di preparazione e la sperimentazione didattica (otto ore-lezione: Gli sviluppi storici dell'alchimia: dai Classici alla Chimica moderna; Introduzione al mito e al linguaggio alchemico nell'"Atalanta fugiens" di Michael Maier, 1618; Laboratorio testuale sull'"Atalanta fugiens" di Michael Maier, 1618; Laboratorio sperimentale sui processi della Grande Opera alchemica [la trasformazione di rame in 'argento' e 'oro' secondo Geber], nonché la registrazione delle due conferenze finali della prof. Chiara Crisciani dell'Università di Pavia, sono consultabili in rete sul sito del Liceo di Bellinzona, accessibile agli esterni dietro richiesta. (> Text) 2 In genere si ritiene che queste traduzioni in arabo vengano effettuate in maniera spontanea, quando l'arabo diventa la lingua franca dei territori conquistati. D. Gutas, Greek Thought, Arabic Culture: the Graeco-Arabic Translation Movement in Baghdad and Early Abb Asid Society (2nd-4th/8th-10th Centuries), Routledge, London 1998 (trad. Einaudi, 2002), sostiene invece la tesi di un vero e proprio movimento di traduzione voluto dai califfi del primo periodo abbaside. (> Text) 3 Le traduzioni in latino dei grandi autori medici sono legate in particolar modo al fiorire della Scuola medica salernitana. Per Aristotele in part. cf. J. Brams, La riscoperta di Aristotele in Occidente, Jaca Book, Milano 2003. (> Text) 4 Se ne discute nelle università solo in relazione ai Meteorologica di Aristotele, cf. M. Pereira, Alchimia, I testi della tradizione occidentale, Mondadori, Milano 2006, LXX. (> Text) 6 A. D. Nock - A.-J. Festugière, Hermes Trismegistus, Corpus Hermeticum, I-IV, Les Belles Lettres, Paris 1945-54, ed. italiana (tiene conto anche dei testi ermetici della regione di Nag Hammadi conservati in copto, di cui fornisce uno scritto) a cura di I. Ramelli, Bompiani, Milano 2005. Dei due, prima della traduzione di Marsilio Ficino solo l'Asclepio era noto in Occidente. Si aggiungono citazioni, estratti e frammenti che troviamo presso Stobeo e diversi autori cristiani. (> Text) 7 Cf. G. Reale, Storia della filosofia greca e romana, vol. 7: Rinascita del Platonismo e del Pitagorismo, Corpus hermeticum e oracoli caldaici, Bompiani, Milano 2004, soprattutto per il giudaismo alessandrino. (> Text) 9 La sempre evocata bolla "spondet pariter" emessa nel 1317 di Giovanni XXII si scaglia in maniera puntuale contro l'alchimia metallurgica praticata dai sacerdoti. (> Text) 10 Devo la definizione e grande parte delle idee esposte in questo paragrafo alla prof. Chiara Crisciani dell'Università di Pavia. (> Text) 11 In successione il nero, il bianco, (il giallo), il rosso. (> Text) 12 Cf. Gli studi di S. J. Barnett e i contributi di C. Crisciani in collaborazione con C. Gagnon, Alchimie et philosophie au Moyen Age, Montréal 1980; con J. Agrimi, Malato, medico e medicina nel Medioevo, Torino 1980; con M. Pereira, L'arte del Sole e della Luna. Alchimia e filosofia nel Medioevo, Spoleto 1996. I testi chiave sono le opere di Ruggero Bacone e di Alberto Magno che si riflettono in seguito nei Corpora dello pseudo Arnaldo da Villanova e dello pseudo Lullo. (> Text) 13 Cf. sopra, nota 6. (> Text) 14 Bessarione stesso parla di "distruzione della Grecia" e di "deplorevole dominazione a Bisanzio". Cf. la sua lettera al doge Christoforo Moro che accompagna il dono della sua biblioteca alla Repubblica di Venezia, 31 maggio 1468, cf. C. Gilly - C. van Heertum, Magia, alchimia, scienza dal '400 al '700. L'influsso di Ermete Trismegisto, Centro Di, Firenze 2002, 15. (> Text) 15 J. G. Droysen, Geschichte des Hellenismus, F. Perthes, Hamburg 1836-43, introduzione. (> Text) 16 Rodolfo viene fortemente influenzato anche dal periodo di educazione cattolica in Spagna (1563-1571) presso lo zio Filippo II, quando ha modo di frequentare la ricchissima biblioteca del palazzo dell'Escorial che ospitava anche una scuola fornita di laboratori alchemici e di un osservatorio astronomico. (> Text) 17 Cf. Th. DaCosta Kaufmann, Variations on the Imperial Theme in the Age of Maximilian and Rudolf, Garland, New York, 1978, 105-113. N. Mout, The Court of Rodolf II and Humanist Culture, in: AAVV, Rudolf II and Prague: The Court and the City, Thames and Hudson, London 1997, 220. (> Text) 18 János Zsámboky (1531-1584), noto per il suo trattato sul simbolismo (Emblemata..., 1564). (> Text) 19 Sui 28 carmina figurata che riguardano la funzione cosmica della croce, cf. M. C. Ferrari, Il 'Liber sanctae crucis' di Rabano Mauro, Testo, immagine, contesto, Peter Lang, Bern 1999. (> Text) 20 Rodolfo viene affiancato dall'olandese Hugo Blotius (1533-1608), già bibliotecario imperiale a Vienna (autore di tre cataloghi della collezione libraria, 1576, 1596, 1597). (> Text) 21 Sono ritratti nel frontespizio. Il testo verrà pubblicato a Francoforte nel 1609. (> Text)
22 L'emblema di Hermatena (l'unione di Hermes 23 Sono le suddivisioni della Kunstkammer, organizzata da Rodolfo come theatrum mundi, che rispecchia anche i suoi interessi librari. (> Text) 24 Giovanni Battista Fonteo (Fontana), Europalia, 1571, Wien, Österreichische Nationalbibliothek, Handschriften-, Autographen- und Nachlass-Sammlung, Codex 10206, nn. cat. 4.2-5, 26-31, cf. S. Ferino-Pagden, Arcimboldo: 1526-1593, Skira, Milano 2008, 264-265. (> Text) 25 Sono ad esempio le nozze tra Elisabetta, figlia di Massimiliano II, e il re di Francia Carlo IX, nel 1570, e tra Carlo, arciduca d'Austria e Maria di Baviera, nel 1571. Cf. DaCosta Kaufmann, op. cit., 105-113. (> Text) 26 Nella "Grande Opera" le fasi-colore principali sono quattro, ma sette sono le fasi legate ai pianeti (i regimi) e sette le corrispondenti colorazioni secondarie. (> Text) 27 Gregorio Comanini, Rime, Finisterrae, Roma 2007. Comanini è autore del dialogo neoplatonico Il Figino. Overo del fine della pittura. Ove, quistionandosi se'l fine della pittura sia l'utile overo il diletto, si tratta dell'uso di quella nel Cristianesimo e si mostra qual sia imitator più perfetto e che più si diletti, il pittore overo il poeta. In Mantoua, per Francesco Osanna stampator ducale, 1591. (> Text) 28 J. B. Craven, Count Michael Maier: Doctor of Philosophy and of Medicine, Alchemist, Rosicrucian, Mystic, 1568-1622, Peace, Kirkwall 1910. Morto Rodolfo, Michael Maier condividerà ideali rosacrociani con altri autori (ad es. Robert Fludd) attorno all'editore De Bry di Oppenheimer. Difenderà il nuovo movimento ermetico di riforma morale e sociale con il Verum inventum del 1619. (> Text) 29 La fenice è il simbolo del processo alchemico di morte e rinascita che si compie ciclicamente. (> Text) 30 Attribuiti al grande incisore Matthaeus Merian, cf. L. H. Wühtrich, Matthaeus Merian d.Ä., Eine Biographie, Hoffman und Campe, Hamburg 2007, 84-100. (> Text) 31 Epigramma authoris, cf. M. Maier, Atalanta fugiens, Mediterranee, Roma 2002, 22. (> Text) 32 Atalanta fugiens, hoc est, Emblemata nova de secretis naturae chymica..., De Bry, Oppenheimer 1618. (> Text) 33 Tutto parte dalla fase al Nero, nella metafora: il giardino serale di Hésperos. (> Text) 35 Cf. H. M. E. de Jong, Michael Maier's Atalanta Fugiens: Sources of an Alchemical Book of Emblems, Brill, Leiden 2002. (> Text) Anzeigen und MitteilungenJahresversammlung des SAVChères et chers collègues, care colleghe e cari colleghi, liebe Kolleginnen und Kollegen Der Vorstand des SAV freut sich, Sie zur Jahresversammlung und zu einer Führung durch das Münzkabinett Winterthur einladen zu können.
Freitag, 13. November 2009, 15.30 Uhr
Mit freundlichen Grüssen Anmeldung für das Abendessen bitte bis 11. November an: ivo.mueller@kst.ch oder 079 365 64 38 Un nuovo sito web di studi ciceroniani e didattica del latinoÈ stato aperto quest'anno un nuovo sito web: www.tulliana.eu, a disposizione di tutti coloro che si interessano a Cicerone e al pensiero latino. Si tratta del portale della Société Internationale des Amis de Cicéron (SIAC), fondata da un gruppo di studiosi e di uomini di cultura nel 2008; ne è presidente il magistrato francese Philippe Rousselot, vicepresidente il latinista torinese Ermanno Malaspina. Lingue ufficiali del sito, per ora, sono il francese, l'italiano e l'inglese, ma sono evidentemente accetti contributi anche in altre lingue europee. Qui mi riferirò, per le citazioni dei link, alle pagine in francese. Il sito intende avere insieme carattere scientifico e divulgativo, con particolare attenzione per la didattica. I documenti pubblicati sono garantiti da un consiglio scientifico presieduto da Carlos Lévy (Università di Parigi Sorbona) e completato da Andrea Balbo (Università del Piemonte Orientale, Vercelli), Carl Joachim Classen (Università di Göttingen), Rita Degl'Innocenti Pierini (Università di Firenze), Perrine Galand-Hallyn (École Pratique des Hautes Études, Parigi), Leopoldo Gamberale (Università di Roma La Sapienza), Giovanna Garbarino (Università di Torino), Woldemar Görler (Università della Saar), David Konstan (Brown University, Providence, Rhode Island), Ermanno Malaspina (Università di Torino), Marcos Martinho dos Santos (Università di San Paolo, Brasile), Walter J. Nicgorski (Università di Notre Dame, Indiana). Collaborano al sito, con privilegi d'accesso, gli iscritti all'associazione qualificati come membri scientifici; parte di questi sono professori di liceo; una lista precisa e aggiornata, con indicati i compiti di cui sono responsabili, è visibile al link les équipes / membres scientifiques. Dal punto di vista dei contenuti il sito è sostanzialmente in costruzione, anche se già sono consultabili strumenti preziosi come la cronologia di Cicerone e, su un piano più scientifico, le Ephemerides Tullianae di Ermanno Malaspina, pubblicate per concessione dell'editore Pàtron di Bologna (che le ha stampate nel 2004). È urgente, in particolare, arricchire di documenti la sezione propedeutique / didactique, di cui è responsabile e garante scientifico Andrea Balbo. Inoltre si sta allestendo una bibliografia ragionata su Cicerone, e anche questo è un lavoro ancora nelle fasi iniziali. Per il futuro ho chiesto che appena possibile, cioè appena si disporrà di traduttori, sia disponibile anche un'interfaccia in tedesco, che, anzi, dovrebbe diventare una delle lingue ufficiali della SIAC. Non posso occuparmene io, evidentemente; per questo sarei contento che anche qualche altro collega svizzero s'aggiungesse fra i membri scientifici. Resta da dire che la società pubblica anche una newsletter online ("Gazette Tulliana") in formato *.pdf, di cui sono usciti due numeri, e intende pubblicare una rivista, "Acta Tulliana", più strutturata e riservata ai membri della SIAC, che la riceveranno per posta elettronica.
Giancarlo Reggi
"Reden wie Caesar" - Stand des FASZ am Römerfest"Vipera venenata!" - "Sceleste!" - "Vetula!" - "Imbecille!" So klang es am Wochenende vom 29./30.8. in Kaiseraugst am Stand "Reden wie Caesar", den das Forum Alte Sprachen Zürich (FASZ) organisiert hatte. Für einmal durfte geflucht werden, was die Köpfe von Jung und Alt gespeichert hatten, - und belohnt wurde das unflätige Tun erst noch mit einem Preis. 30'000 Besucher erwarteten die Organisatoren des 14. Römerfestes in Augusta Raurica. Am FASZ-Stand, der dieses Jahr am Römerfest sein Debüt gab, herrschte zwei Tage lang Hochbetrieb. Jung und Alt sollten dabei die alten Sprachen auf spielerische und unterhaltsame Art nähergebracht werden. Das FASZ schloss damit eine Lücke im Angebot des Römerfestes, das bis anhin im sprachlichen Bereich wenig im Angebot hatte. Welches Bild passt zu ELEPHANTVS? Wie heisst wohl das lateinische Wort für "Nuss"? Kinder wie Erwachsene staunten über ihre ungeahnten Lateinkenntnisse, suchten zusammengehörende Bild- und Wortkarten und spielten Memory. Die kleinen Besucher prägten sich mit Konzentration lateinische Wörter ein und schrieben sie mit calamus und atramentum auf pergamentähnliches Papier. Versiegelt nahmen sie stolz ihr Werk mit nach Hause. Wie viel gibt VII + IV? Von wem stammt der Spruch "Omnia vincit amor."? Wie endet das Sprichwort "Errare ..."? Mit Bandolinos von einfach bis für Könner gingen die Besucher solchen Fragen nach, manche lösten eines ums andere und blieben über eine halbe Stunde am Stand. Anziehungspunkt waren auch die Computer mit Quiz zu Alltag, Mythologie, Fremdwörtern, Markennamen und vielem mehr. Oft klickten sich Besucher durch das ganze Angebot und hörten sich an, wie Latein und Griechisch geklungen haben. Und nicht zu vergessen: das Spiel 1, 2 oder 3 mit Fragen zu Vokabular, Sprichwörtern, lat. Sätzen und Realien. Schülerinnen und Schüler der Kantonsschulen Wetzikon und Wiedikon spielten Runde um Runde mit neugierigen Besuchern jeden Alters. Als Sonderevent traten am Sonntag die Schülerinnen und Schüler von Heidrun Rubischung (Kantonsschule Wiedikon) mit ihrer Horaz-Bearbeitung in passender Umgebung im Peristyl des Römerhauses auf. Sie zeigten hervorragend, wie aktuell Texte aus der Antike sind. Viel Arbeit steckte hinter dem Stand, aber es hatte sich gelohnt: Wir stiessen rundum auf positives Echo. Ein riesen Dankeschön an alle, die uns dieses Jahr unterstützt haben: an die Schülerinnen und Schüler, Lehrer und Lehrerinnen, die bei den Vorbereitungsarbeiten oder an den zwei Festtagen am Stand geholfen haben. Dank aber auch dem SAV, der unseren Stand gesponsert hat. Und nächstes Jahr? Die Organisatorin hat das FASZ bereits angefragt, ob wir wieder dabei sein werden. Wir denken: ja, es wäre gut für die alten Sprachen. Aber wir brauchen mehr Unterstützung - vor allem personell.
Gabriela Trutmann
Präsidentin Forum Alte Sprachen Zürich Medea in der Übersetzung von B.W. HäuptliVom 10. Juni - 11. Juli führte die Volksbühne Berlin unter Frank Castorf am Rosa-Luxemburg-Platz im AMFITEATR von Bert Neumann die Medea nach der Tragödie von Seneca auf. Der Text wurde nach der Übersetzung von Bruno W. Häuptli bearbeitet. Amüsant, was die Berliner Morgenpost am 12. Juni schreibt: dass die Medea-Darstellerin "die Häuptli-Verse so undeutlich spricht, dass man es gleich beim lateinischen Original hätte belassen können"! Klio in der DoktorprüfungEin heisser Julitag des Jahres 1963, Termin für die mündliche Doktorprüfung, das sogenannte Rigorosum, an der Tübinger Eberhard-Karls-Universität. Die Dissertation - über das Naturverständnis in der Aristotelischen Zoologie, bei dem grossen Humanisten und Gräzisten Wolfgang Schadewaldt - war angenommen worden, und nun sass der Kandidat im ehrwürdigen Senatssaal der Alma mater wie noch andere ringsherum seinem Doktorvater und Examinator gegenüber. Es waren ungewohnte Rollen: Wir kannten uns seit Jahren aus dem Oberseminar, das Schadewaldt - privatissime et gratis - bei sich zu Hause abhielt, und ich hatte drei Jahre zuvor die Herausgabe seiner Gesammelten Schriften "Hellas und Hesperien" besorgt. Aber nun sassen wir uns im Rigorosum gegenüber, und da musste es rigoros, eben "starr" und "steif" zugehen. Der erste Teil der Prüfung galt Homer. Dann kam Herodot auf den Tisch, ein Text zum Feldzug des Xerxes gegen die Athener 480 v.Chr. Die Heereskolonne der Perser hatte die Schiffsbrücke über den Hellespont überschritten, im Laufschritt "unter Geisseln" in sieben Tagen und Nächten, und Xerxes hatte sein Heer in einem eigens erstellten Hohlmass zählen lassen: in einem mannshohen Mauerzirkel, der zehntausend Mann mass und 170mal nacheinander gefüllt und wieder geleert wurde. Da wendet sich Xerxes an den verbannten Spartanerkönig Demaratos, der am Perserhof Zuflucht gesucht hatte und nun zum Gefolge des Grosskönigs zählte: "... Wie könnten wohl tausend von euch, oder auch zehntausend, oder meinetwegen auch fünfzigtausend, die doch alle gleicherweise frei sind, wie du sagst, und nicht beherrscht von einem Einzigen, diesem Riesenheer entgegentreten? Ja, von einem Einzigen beherrrscht, wie es persische Art ist, könnten sie womöglich aus Furcht vor diesem Einen über ihre eigene Natur hinaus besser werden und so, genötigt durch die Geissel, auch dermassen unterlegen gegen eine Übermacht antreten. Aber losgelassen in die Freiheit, wie sie sind, werden sie doch nichts dergleichen auf sich nehmen ..." Und da lässt Herodot den Spartaner erwidern: "Frei, wie sie sind, sind sie doch nicht in allem frei. Denn über ihnen steht als ihr Herr das Gesetz, und das fürchten sie noch weit mehr als die Deinen dich. So werden sie tun, was immer dieses Gesetz befiehlt. Es befiehlt aber allezeit das Gleiche ..." Das alles war präsentiert und kommentiert, die menschenverachtende Barbarei der Zählung im Hohlmass gehörig gegeisselt, und mit der Redelust des Prüflings, der noch etwas weiss, hatte ich aus der Fülle des Bezüglichen noch einiges Einschlägige anbringen wollen: etwa Platons zukunftsträchtiges Wort von den Regierenden als den "Dienern", ja den "Sklaven des Gesetzes", nach dem unsere Minister bis heute Minister, eben "Diener" heissen, oder das schöne Wort des Antigonos Gonatas von der Königsherrschaft als einem "ehrenvollen Sklavendienst". Aber da nahm dieses Rigorosum plötzlich eine überraschende Wendung; der Examinator schob die Bücher auf dem Tisch mit einer entschiedenen Handbewegung auf die Seite und liess den mitteilsamen Kandidaten mit alledem gar nicht mehr zu Worte kommen: "Nun hören Sie mal auf, hören Sie mal zu, ich will Ihnen etwas sagen ..." War eine Muse - es muss dann wohl Klio, die Muse der Geschichte, gewesen sein - unsichtbar an unseren Tisch getreten? Ich liess erschrocken Platon Platon und Antigonos Antigonos sein, und Schadewaldt setzte mit einem abrupten Rollenwechsel zu dem engagierten Extempore an, um dessentwillen ich das Ganze hier erzähle. Das Regime dieser DDR, begann der gebürtige Berliner, eindringlich auf mich einsprechend, werde unausweichlich scheitern, weil es den Menschen nicht als freien Menschen achte, weil es sich wie dieser Perserkönig Xerxes auf Gewalt und Geisseln stütze. Über kurz oder lang werde das Regime "da drüben" in sich zusammenbrechen, werde die quer durch Berlin gezogene Betonmauer wieder eingerissen werden ... "Ich werde das ja vielleicht nicht mehr erleben; aber Sie sind noch jung, Sie können das noch erleben ..." So ging es eine Weile fort, bis der Gong das Ende der Prüfungen anzeigte, die an den Tischen ringsherum wohl durchaus "rigoros" fortgegangen waren, und die prophetische Muse verscheuchte. /p> Das war, die Urkunde sagt es auf den Tag genau, am 25. Juli 1963, knapp zwei Jahre nach dem Bau der Berliner Mauer. Im November 1974 ist Wolfgang Schadewaldt gestorben, und im November 1989, ein Vierteljahrhundert nach jener denkwürdigen Doktorprüfung, ist sein Tübinger Orakel mit dem Zusammenbruch der DDR und dem Fall der Berliner Mauer wirklich wahr geworden. Ich frage mich manchmal, ob mein Lehrer diesen freiheitlichen Herodottext wohl eigens dazu ausgewählt hatte, um seinem jüngsten Doktoranden dieses humanistische "kräftig Wörtchen" auf den weiteren Lebensweg mitzugeben. Heute, wieder zwanzig Jahre später, sei es nochmals in Erinnerung gerufen. Und da wir schon bei Zahlen sind: Das Jahrtausendwort Herodots vom Gesetz als dem "Herrn" der freigeborenen Bürger und das etwas jüngere Platonische von den Regierenden als den "Dienern" und den "Sklaven des Gesetzes" sind mittlerweile runde vierundzwanzig Jahrhunderte alt.
Klaus Bartels
Wettbewerbsausschreibung: "Spiel mir Ovid!"
... nudaque per lusus pectora nostra patent Wer kennt sie nicht? - Die wunderbaren, fantastischen, komischen, tragischen Gestalten, Szenen und Geschichten aus Ovids Metamorphosen? Narziss und Echo, Apollo und Daphne, Pyramus und Thisbe, Philemon und Baucis und viele andere; sie alle sind durch den römischen Dichter unsterblich geworden und entzücken, faszinieren und unterhalten auch heute immer noch und stets aufs Neue. Wir suchen für den zweiten schweizerischen Lateintag in Brugg vom 23. Oktober 2010 spielfreudige LiebhaberInnen von Ovids Geschichten! Wettbewerbsaufgabe:Sie setzen eine Geschichte bzw. eine oder mehrere Szenen aus einer Geschichte aus Ovids Metamorphosen auf der Bühne um: Musikalisch, szenisch, pantomimisch. Ihr Projekt darf rein szenischer Natur sein, aber nicht eine reine Musikdarbietung. In der Wahl der szenischen Mittel sind Sie grundsätzlich frei, auch in der Wahl der Sprache. Wir erwarten aber in Ihrer Darbietung auch etwas in lateinischer Sprache zu sehen und / oder zu hören.
Dauer des Stücks: 10 Minuten Projekte sollen in Form einer Projektbeschreibung eingereicht werden bis: Mittwoch 23. Dezember 2009. Ein entsprechendes Projektformular können Sie ab August 2009 auf der Webseite www.lateintag.ch herunterladen. Wenn zu viele Anmeldungen vorliegen, wird die Jury unter den eingereichten Projekten eine Auswahl für den Final treffen. Der Wettbewerb findet auch bei weniger als 8 Angemeldeten statt. Die FinalteilnehmerInnen werden bis Ende Januar schriftlich benachrichtigt und müssen ihre Teilnahme bis Freitag 26. Februar 2010 definitiv bestätigen (So können nicht berücksichtigte Gruppen allenfalls nachrücken). Die besten Darbietungen werden von der Fachjury ermittelt und mit Geldpreisen von Fr. 1000.- / 600.- / 400.- / 200.- / 200.- ausgezeichnet. EuroclassicaEuroclassica - Academia Ragusina I
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Update: 5.10.2009
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